Rinnovo detrazioni e pratiche ENEA 2020

Proroga degli incentivi Bonus Casa ed Ecobonus per il 2020

Con la nuova legge di bilancio sono stati prorogati anche per l’anno 2020 gli incentivi per chi effettua lavori di ristrutturazione e di miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili.

Più in particolare  con la legge nr. 160 del 27 dicembre 2010 sono stati riconfermati i principali bonus relativi ai lavori effettuati sugli immobili. Rimane l’obbligo di legge di effettuare l’invio della pratica ENEA per alcuni interventi. Tale pratica è poi normalmente richiesta dai CAF per poter procedere con le detrazioni in fase di dichiarazione dei redditi. Gli incentivi variano dal 50% al 65% a seconda degli interventi effettuati. Per un approfondimento sui vari interventi e le relative percentuali da portare in detrazione si rimanda ai numerosi articoli giù pubblicati su questo sito.

I commi 70 e 176 dell’art. 1 sono dedicati alla modifica del meccanismo della cessione del credito con sconto in fattura che viene riservato solo a interventi di una certa rilevanza per il 2020, il comma 175 riporta invece la proroga al 2020 degli incentivi già presenti nel 2019 (Bonus casa ed Ecobonus).

La pratica ENEA è richiesta nel 2020 per tutti gli interventi che beneficiano dell’Ecobonus ai sensi della Legge 296/06 e per gli interventi di ristrutturazione che comportano un  miglioramento dell’efficienza energetica (Bonus casa) ai sensi dell’ Art. 16 bis del DPR 917/86. Si ricorda che la preparazione e l’invio della pratica ENEA è un adempimento di legge da eseguire entro 90 giorni dalla fine dei lavori / collaudo.

A chi rivolgersi per la preparazione e l’invio della pratica ENEA 2020

Per l’invio della pratica ENEA si consiglia di rivolgersi a professionisti del settore al fine di evitare errori o ritardi. Per chi vuole procedere con la pratica ENEA on-line è possibile rivolgersi al nostro studio che serve tutta italia via e-mail in tempi brevi e a costi contenuti, per informazioni o preventivi visitate la pagina informativa su servizio: informazioni invio pratiche ENEA 2020.

Sistemi di termoregolazione evoluti

Risparmio energetico e termoregolazione evoluta

Le detrazioni fiscali e la termoregolazione evoluta

La nuova legge di bilancio 2018 ha portato delle importanti novità nel settore del risparmio energetico. In particolare gli incentivi del 65% (detrazioni fiscali per efficienza energetica) sono stati mantenuti per la sostituzione dei vecchi generatori con nuove caldaie a condensazione almeno di classe A se l’intervento prevede la contestuale installazione di sistemi di termoregolazione evoluti di classe V, VI o VIII. (oltre all’installazione delle valvole termostatiche sui radiatori o altri corpi scaldanti)

Per maggiori informazioni relative alle detrazioni fiscali per le caldaie a condensazione e l’installazione dei sistemi di termoregolazione evoluti si rimanda al nostro articolo specifico, che tratta i vari tipi di sensori e termoregolazioni.

Le detrazioni fiscali per le caldaie a condensazione e l’installazione dei sistemi di termoregolazione evoluti

In questo breve articolo riportiamo invece le percentuali di risparmio energetico ottenibile con l’installazione di tali sistemi di termoregolazione:

La Comunicazione della Commissione nell’ambito dell’attuazione del regolamento (UE) n. 813/2013 della Commissione, recante modalità di applicazione della direttiva 2009/125/CE del Parlamento europeo e del Consiglio in merito alle specifiche per la progettazione ecocompatibile degli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente e degli apparecchi di riscaldamento misti, e del regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione, che integra la direttiva 2010/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’etichettatura indicante il consumo d’energia degli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente, degli apparecchi di riscaldamento misti, degli insiemi di apparecchi per il riscaldamento d’ambiente, dispositivi di controllo della temperatura e dispositivi solari e degli insiemi di apparecchi di riscaldamento misti, dispositivi di controllo della temperatura e dispositivi solari

meglio nota come (2014/C 207/02) riporta al suo interno una tabella dove vengono riportate le percentuali di risparmio energetico (stagionale) ottenibile con l’installazione di sistemi di termoregolazione evoluti in base alla classe di appartenenza.

In particolare riportiamo qui sotto le percentuali ottenibili con i dispositivi appartenenti alle classi citate dalla legge di bilancio 2018 al fine di ottenere gli incentivi statali ecobonus (detrazioni fiscali 65%) per le caldaie a condensazione di classe almeno pari alla A.

Classe V: 3%

Classe VI: 4%

Classe VIII: 5%

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Richiesta preventivo per pratica ENEA

Come ottenere le detrazioni per ristrutturazione nel 2018

Le detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni nel 2018: come ottenerle?

Detrazioni per ristruttrazioni edilizie 2018

Le Legge di Bilancio 2018 è stata approvata da poco e molti sono i provvedimenti contenuti in materia fiscale, economica e normativa. In particolare sono stati prorogati gli incentivi statali per le ristrutturazioni per il 2018.

Negli ultimi anni le procedure per ottenere le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie sono state molto semplificate e uno dei principali adempimenti da parte del beneficiario è quello di effettuare i pagamenti tramite il bonifico apposito per ristrutturazione edilizia e ottemperare in maniera corretta a tutti gli adempimenti urbanistici e di sicurezza relativi ai lavori.

Occorrerà poi conservare le fatture e le ricevute dei bonifici effettuati insieme a : domanda di accatastamento (se l’immobile non è ancora censito)
oppure le ricevute di pagamento dell’imposta comunale (Imu), se dovuta
le delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori (per gli eventuali interventi su parti comuni di edifici residenziali) e tabella millesimale di ripartizione delle spese, una eventuale dichiarazione di consenso del possessore dell’immobile all’esecuzione dei lavori, per gli interventi effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi.

Occorre anche conservare una copia delle pratiche edilizie quali permessi, SCIA, CILA o altre concessioni, autorizzazioni, oppure se la normativa non prevede alcun titolo abilitativo, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili.

Per altre informazioni su detrazioni fiscali e ristrutturazioni edilizie è possibile consultare anche le pagine seguenti:

Come effettuare il bonifico per le detrazioni fiscali per ristrutturazione

Guida sintetica : Le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni

Come non perdere le detrazioni fiscali per ristrutturazione

Le detrazioni fiscali

Una volta terminati i lavori e pagati tutti gli interventi di ristrutturazione effettuati occorrerà poi rivolgersi al proprio commercialista o CAF o amministrazione per portare in detrazione le spese effettuate in base alla normativa attuale. Al momento la detrazione spetta in percentuale del 50% sulle spese effettivamente sostenute per il lavori. Tale quota viene portata in detrazione in 10 anni con 10 quote di uguale valore. In pratica l’incentivo viene spalmato su 10 anni. Attenzione però ad alcuni errori che possono comportare la perdita del diritto agli incentivi per ristrutturazione, ad esempio la detrazione non è riconosciuta e l’importo eventualmente fruito viene richiesto indietro dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate quando non è stata effettuata la comunicazione preventiva all’Asl competente, se obbligatoria, oppure i pagamenti dei lavori non sono stati eseguiti tramite bonifico bancario o postale o è stato effettuato un bonifico che non riporti le indicazioni richieste (causale del versamento, codice fiscale del beneficiario della detrazione, numero di partita Iva o codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato).

Importante
In merito a questo ultimo adempimento, con la circolare n. 43/E del 18 novembre 2016, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il contribuente non perde il diritto all’agevolazione se, per errore, ha utilizzato un bonifico diverso da quello “dedicato” o se lo ha compilato in modo errato, cioè in maniera tale da non consentire a banche, Poste italiane o altri istituti di pagamento di effettuare la ritenuta d’acconto dell’8%.

In parole povere lo Stato vuole incassare subito l’8% per poter concedere poi il beneficio.

Per usufruire dell’agevolazione, tuttavia, in queste ipotesi è necessario farsi rilasciare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui il beneficiario dell’accredito attesti di aver ricevuto le somme e di averle incluse nella propria contabilità d’impresa.

Ovviamente la norma e i successivi sviluppi mirano a rendere ben tracciabile il pagamento e ad assicurare la corretta fatturazione degli interventi che poi godono degli incentivi fiscali.

Altre mancanze che possono portare alla perdita delle detrazioni così come riportate sulla Guida dell’ADE:
– non sono esibite le fatture o le ricevute che dimostrano le spese effettuate
– non è esibita la ricevuta del bonifico o questa è intestata a persona diversa da quella che richiede la detrazione
– le opere edilizie eseguite non rispettano le norme urbanistiche ed edilizie
comunali (opere abusive o difformi dai titoli edilizi)
– sono state violate le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e quelle relative agli obblighi contributivi.

Per queste violazioni il contribuente non decade dal diritto all’agevolazione se è in possesso della dichiarazione di osservanza delle suddette disposizioni resa dalla ditta esecutrice dei lavori (ai sensi del Dpr 28 dicembre 2000, n. 445).

Per maggiori chiarimenti e informazioni più precise si rimanda al sito dell’Agenzia delle Entrate.

Detrazioni risparmio energetico 2018

Legge di bilancio 2018: detrazioni 65% e 50% per risparmio energetico ecobonus

Detrazioni fiscali per risparmio energetico 2018

La legge di bilancio per il 2018 è in vigore e con essa le novità riguardanti le detrazioni fiscali del 65% e 50% per risparmio energetico.

Si segnala la modifica relativa all’aliquota per la detrazione delle spese sostenute per la sostituzione di finestre comprensive di infissi e schermature solari. La percentuale di detrazione è stata infatti tagliata per il prossimo anno dal 65% al 50%. Per cui tali interventi avranno per il 2018 lo stesso trattamento di altri interventi di ristrutturazione ( 50%).

La sostituzione di generatori di calore con nuove caldaie a biomassa vedrà l’applicazione dell’aliquota del 50% per il 2018. Anche qui è stato operato un taglio all’incentivo, infatti la percentuale di detrazione era al 65% per il 2017.

Per le caldaie a condensazione invece sono state previste due opzioni. Se si sostituisce il vecchio generatore con una nuova caldaia a condensazione di classe almeno A di usufruisce dell’incentivo del 50% che sale al 65% se insieme alla caldaia si installano anche sistemi di termoregolazione evoluti.

Per il 2018 sono previste inoltre le detrazioni del 65% per la sostituzione dei vecchi impianti di climatizzazione invernale con nuovi impianti dotati di sistemi ibridi, costituiti da una pompa di calore integrata con una caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro, o per le spese sostenute all’acquisto e posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione.

In base alla nuova legge 2018 sono quindi escluse da ogni incentivo le caldaie a condensazione e non con classe inferiore alla A.

detrazioni caldaie 2018

Legge di bilancio 2018: le detrazioni 65% – 50% per risparmio energetico per le caldaie a condensazione

detrazioni 2018 caldaie

Nei giorni passati si sono susseguite una serie di informazioni e notizie contrastanti riguardo alla proroga degli incentivi fiscali (ecobonus) per le caldaie per l’anno 2018. In particolare erano emersi dei dubbi circa il destino delle detrazioni del 65% per le caldaie a condensazione.

Ebbene ad oggi la legge di bilancio per il 2018 prevede le seguenti casistiche:

  • Sostituzione dei vecchi generatori non efficienti con caldaie di classe energetica inferiore alla A: Nessun incentivo
  • Sostituzione dei vecchi generatori non efficienti con caldaie a condensazione di classe energetica A con installazione di sistemi di termoregolazione evolutiDetrazione del 65%
  • Sostituzione dei vecchi generatori non efficienti con caldaie a condensazione di classe energetica ADetrazione del 50%
  • Sostituzione dei vecchi generatori non efficienti con apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro + installazione di sistemi di termoregolazione evolutiDetrazione del 65%

Gli incentivi vengono così graduati in base alle prestazioni energetiche delle varie combinazioni. Per le modalità e le pratiche da redigere per accedere agli ecobonus rimangono più o meno valide le prescrizioni che già avevamo visto per gli anno precedenti. In particolare occorre predisporre ed inviare l’apposita pratica all’ENEA e conservare la documentazione tecnica e fiscale relativa all’intervento.

Per informazioni e maggiori dettagli normativi si consiglia di verificare sul sito del ministero preposto.

Per informazioni sull’installazione dei sistemi di termoregolazione evoluti di classe V, VI e VIII:

Detrazioni 65 per caldaie con sistemi di termoregolazione evoluti

A chi rivolgersi per le pratiche ENEA:

Studio tecnico e termotecnico Luminance Progetti: Disbrigo on-line delle pratiche ENEA per detrazioni ed ecobonus.

Immobili costruiti ante ’67

Gli edifici ante ’67 nelle compravendite immobiliari

Immobili edificati ante ’67

Nella nostra esperienza quotidiana nell’ambito della consulenza tecnica immobiliare ci troviamo spesso davanti a luoghi comuni e a tradizionali modus operandi che spesso portano a successive discussioni, contestazioni e contenziosi tra venditori e acquirenti.

Quando veniamo contattati per la redazione della relazione tecnica di compravendita si tende spesso a sminuire l’importanza delle ricerche storiche e urbanistiche con la famosa frase: ” tanto la casa è ante ’67” oppure “l’immobile è stato costruito prima del ’67” oppure “non ci sono problemi ingegnere, è tutto vecchio, di sicuro ante ’67 !” e altre forme simili.

Cosa sarà mai successo in questo 1967 ? Prima si poteva fare quello ci pareva ? Anzi “potevano” fare quello che pareva a loro (visto che chi scrive ancora non c’era?). Ma che bel periodo direi, ad oggi occorre prestare attenzione anche per una minima opera edilizia.

Ebbene, il tutto nasce da un equivoco comune o meglio una eccessiva semplificazione o estensione di quanto contenuto nella famosa legge sul condono edilizio del 1985 la quale stabiliva che:

Gli atti tra vivi, sia in forma pubblica, sia in forma privata, aventi per oggetto trasferimento o costituzione o scioglimento della comunione di diritti reali, relativi ad edifici, o loro parti, la cui costruzione è iniziata dopo il 17 marzo 1985, sono nulli e non possono essere stipulati ove da essi non risultino, per dichiarazione dell’alienante, gli estremi del permesso di costruire o del permesso in sanatoria. Tali disposizioni non si applicano agli atti costitutivi, modificativi o estintivi di diritti reali di garanzia o di servitù.”

E ancora:

Gli atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali, esclusi quelli di costituzione, modificazione ed estinzione di diritti di garanzia o di servitù, relativi ad edifici o loro parti, sono nulli e non possono essere rogati se da essi non risultano, per dichiarazione dell’alienante, gli estremi della licenza o della concessione ad edificare o della concessione rilasciata in sanatoria ai sensi dell’articolo 31 ovvero se agli atti stessi non viene allegata la copia per il richiedente della relativa domanda, munita degli estremi dell’avvenuta presentazione, ovvero copia autentica di uno degli esemplari della domanda medesima, munita degli estremi dell’avvenuta presentazione e non siano indicati gli estremi dell’avvenuto versamento delle prime due rate dell’oblazione di cui al sesto comma dell’articolo 35. Per le opere iniziate anteriormente al 1° settembre 1967, in luogo degli estremi della licenza edilizia può essere prodotta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, rilasciata dal proprietario o altro avente titolo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, attestante che l’opera risulti iniziata in data anteriore al 1° settembre 1967. Tale dichiarazione può essere ricevuta e inserita nello stesso atto, ovvero in documento separato da allegarsi all’atto medesimo.”

Quindi la legge stabiliva che nel caso in cui l’immobile oggetto della compravendita fosse stato “iniziato” in data anteriore al 1 Settembre ’67 non importava elencare gli estremi della licenza o del condono e si poteva procedere con il rogito con una semplice dichiarazione sostitutiva del venditore.

Questo non vuol dire che gli immobili ante ’67 sono tutti sanati d’ufficio e che si possa procedere con la compravendita senza effettuare i controlli sulla effettiva legittimità. Infatti se l’oggetto della compravendita non ha tutte le caratteristiche di legge richieste o non risulta conforme da un punto di vista urbanistico il problema permane e non viene risolto in automatico per il fatto che sia “ante ’67”.

Un esempio banale: all’interno dei nuclei abitati (paesi, cittadine, città ecc…) occorreva già dopo il ’42 una licenza edilizia per poter costruire e già occorreva seguire norme e specifiche ben precise, per cui chi aveva costruito in tali circostanze in maniera abusiva avrebbe dovuto successivamente richiedere certamente il condono per poter regolarizzare l’immobile. In caso contrario al momento di una successiva compravendita o ristrutturazione il problema sarebbe emerso in maniera oggettiva, in quanto anche se la costruzione dell’edificio era iniziata ante ’67  in effetti il bene immobile era e rimaneva abusivo.

Il fatto che l’immobile sia ante ’67 non significa quindi in generale che si possano evitare le verifiche e le analisi urbanistiche del caso. Al fine di operare in maniera corretta e trasparente tra le parti e soprattutto al fine di evitare brutte sorprese post-rogito è sempre consigliato rivolgersi a uno studio tecnico professionale per la redazione della relazione tecnica di compravendita prima del contratto preliminare.

Richiedi subito un preventivo al nostro studio senza impegno per la relazione tecnica di compravendita (operiamo su Firenze, Prato, Pistoia):

Richiesta preventivo

Abitabilità e compravendite immobiliari

Immobili e abitabilità

Abitabilità e agibilità nelle compravendite immobiliari

Il recente decreto D. Lgs. 222/2016, denominato “SCIA 2”, ha apportato delle novità in relazione all’abitabilità / agibilità degli immobili. In particolare, tra le altre cose, si fa riferimento alla sola agibilità, superando la vecchia separazione tra abitabilità (relativa alle civili abitazioni) e agibilità (relativa agli immobili commerciali, uffici, locali pubblici, ecc…).

Viene superato anche il concetto di “certificato” di abitabilità / agibilità in quanto il testo unico dell’edilizia è stato modificato in tal senso, ovvero l’agibilità di un edificio viene adesso attestata da un professionista tecnico (ad es. ingegnere) tramite una segnalazione certificata al Comune ove è ubicato l’immobile.

Il nuovo decreto impone dunque che  – la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente, nonché la conformità dell’opera al progetto presentato e la sua agibilità sono attestati mediante segnalazione certificata. –

La pratica dovrà essere presentata allo sportello unico dell’edilizia del Comune entro 15 giorni dalla fine dei lavori di finitura e in particolare in presenza di interventi quali:

  • Nuova costruzione
  • Ricostruzioni o sopraelevazioni, anche parziali
  • Interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni di cui sopra (ossia sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti installati)

In caso di inadempienza è prevista una sanzione che va da € 77 a € 464.

La segnalazione certificata da inoltrare al Comune per l’agibilità degli immobili dovrà essere corredata dalla seguente documentazione:

a) attestazione del direttore dei lavori o, qualora non nominato, di un professionista abilitato che assevera la sussistenza delle condizioni di cui sopra
b) certificato di collaudo statico di cui all’articolo 67 ovvero, per gli interventi di cui al comma 8-bis del medesimo articolo, dichiarazione di regolare esecuzione resa dal direttore dei lavori;
c) dichiarazione di conformità delle opere realizzate alla normativa vigente in materia di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche di cui all’articolo 77, nonché all’articolo 82;
d) gli estremi dell’avvenuta dichiarazione di aggiornamento catastale;
e) dichiarazione dell’impresa installatrice, che attesta la conformità degli impianti installati negli edifici alle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico prescritte dalla disciplina vigente ovvero, ove previsto, certificato di collaudo degli stessi.

Ai fini delle compravendite immobiliari è sempre consigliabile eseguire delle verifiche mirate circa l’abitabilità / agibilità degli immobili prima del contratto preliminare di compravendita (compromesso) in modo da evitare futuri contenziosi e dispute tra acquirente e venditore.

Occorrerà quindi rivolgersi sempre a uno studio tecnico (ad es. ingegnere) per far eseguire delle ricerche e delle analisi sull’immobile da porre in vendita al fine di verificare la presenza di documenti attestanti l’abitabilità / agibilità del bene.  Nel caso in cui non vengano reperiti tali documenti occorrerà comprendere la motivazione per cui non vi sia una certificazione o segnalazione pregressa. In alcuni casi ad esempio è possibile che l’immobile risulti privo di abitabilità in quanto storico / datato (edificato in data remota) e non sono stati effettuati interventi che necessitavano di nuova certificazione / attestazione oppure in caso di edifici in fase di costruzione.

Onde evitare contenziosi e richieste di danni successive al rogito è quindi sempre consigliabile una analisi e una verifica preventiva in modo tale che l’acquirente sia sempre informato circa la reale condizione di abitabilità / agibilità dell’immobile e che questo sia dunque godibile pienamente.

 

IVA agevolata al 10% per le ristrutturazioni. A chi e per quali interventi spetta?

IVA agevolata al 10% per le ristrutturazioni in edilizia

Negli ultimi anni sono stati introdotti molti incentivi per il rilancio del settore dell’edilizia in Italia. Accanto alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni e per gli interventi di risparmio energetico è stato anche introdotto un regime IVA agevolato al 10% per favorire la ristrutturazione e la manutenzione degli immobili.

Ma quando spetta l’IVA agevolata al 10% per le ristrutturazioni e per quali tipi di interventi?

Occorre distinguere vari casi e tipologie di intervento:

Manutenzione ordinaria e straordinaria:

La prestazione dei servizi (ad es. manodopera) degli artigiani o ditte che eseguono i lavori su immobili di tipo residenziale (ad es. abitazioni) è soggetta all’IVA agevolata al 10% nei casi di manutenzione ordinaria e manutenzione straordinaria.

In quanto ai materiali (beni) che vengono forniti durante i lavori, questi godono dell’IVA al 10% solo se vengono forniti nell’ambito del contratto d’appalto, ossia vengono pagati dai committenti alla ditta o a chi svolge il lavoro. Non è quindi possibile applicare l’IVA al 10% se i materiali vengono acquistati direttamente dai committenti senza passare dall’artigiano o dalla ditta che svolge i lavori.

Per i beni che vengono detti “significativi”, come ad esempio infissi, caldaie, ascensori, videocitofoni, condizionatori, VMC, sanitari, rubinetterie, impianti antifurto ecc… l’IVA al 10% può essere applicata solo fino al raggiungimento di quanto speso per la manodopera. Al resto va applicata l’aliquota piena, ad oggi il 22%.

Non è quindi possibile utilizzare l’agevolazione IVA se i prodotti/materiali vengono acquistati da fornitori che non eseguono i lavori sull’immobile oppure per i beni che vengono acquistati direttamente dal committente.

Le parcelle dei professionisti, ad es. architetto, studio tecnico, ingegnere, non possono riportare l’IVA agevolata al 10%.

Anche le ditte che operano in sub-appalto dovranno utilizzare l’aliquota IVA corrente (al momento 22%) per le fatture al contractor principale.

Ristrutturazione, restauro, risanamento conservativo

Nel caso di ristrutturazione, restauro o risanamento conservativo le regole per l’applicazione dell’IVA agevolata in edilizia sono un pò diverse.

In particolare, la manodopera (e la prestazione di servizi in generale) è sempre soggetta all’IVA agevolata al 10%.

I beni e i materiali, ad esclusione delle materie prime e i semilavorati, godono dell’agevolazione IVA al 10% sia che vengano acquistati direttamente dal committente sia che vengano forniti dalle ditte o dagli artigiani che svolgono il lavoro.

Il bonifico per le detrazioni per le ristrutturazioni: come pagare i lavori?

Bonifico bancario per ristrutturazione, detrazioni fiscali.

Gli incentivi fiscali per le ristrutturazioni degli immobili hanno rappresentato e rappresentano ad oggi un elemento molto importante per l’economia del settore dell’edilizia  e affini. I proprietari potranno usufruire di incentivi che vanno sotto forma di detrazioni fiscali nella misura del 50% (ex 36%) per i lavori di ristrutturazione dei propri immobili. La detrazione sugli interventi di ristrutturazione edilizia è stata introdotta dall’art. 16-bis del Dpr 917/86 (Testo unico delle imposte sui redditi) ed è stata poi più volte prorogata negli anni.
L’incentivo consiste in una detrazione dall’Irpef del 50% (ex 36%) delle spese
sostenute, fino a un limite di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare.

Per ottenere gli incentivi statali per la ristrutturazione occorre eseguire i pagamenti in maniera corretta, in particolare occorre eseguire i pagamenti tramite bonifico bancario contenente causale del versamento con specifico riferimento alla normativa Dpr 917/96 art. 16-bis, il codice fiscale oppure la P.IVA del beneficiario del bonifico ( ad es. ditta che ha eseguito i lavori), il codice fiscale e gli estremi del beneficiario della detrazione ( ad es. il committente), i riferimento alle fatture che vengono saldate con il bonifico.

Si consiglia comunque di rivolgersi alla propria banca chiedendo esplicitamente allo sportello di eseguire un bonifico per ristrutturazione edilizia e sarà poi l’addetto a immettere l’operazione in maniera corretta. Oppure, per chi ha la possibilità di eseguire i pagamenti on line, occorre riempire l’apposita sezione per eseguire il bonifico on-line. Solitamente vi è un modulo dedicato da riempire dove vi sarà chiesto di inserire i dati necessari.

I bonifici che vengono eseguiti con tale opzione vengono soggetti a una ritenuta d’acconto del 8% (dal 2015), che le banche dovranno poi trattenere da quanto effettivamente pagato alle ditte esecutrici a titolo d’acconto di imposta.

Al fine di non creare confusione e/o incertezze occorre prestare attenzione a eseguire i pagamenti tramite il tipo di bonifico corretto (ossia quello per ristrutturazioni) e non confondersi, come spesso succede, con il tipo di bonifico per risparmio energetico (detrazioni del 65%) che sono inerenti ad altri tipi di intervento (ecobonus, risparmio energetico).

Per altre informazioni relative alle detrazioni fiscali 2017 per le ristrutturazioni edilizie è possibile consultare:

Le detrazioni per ristrutturazione. Anno 2017, la normativa.

Preliminare (compromesso) di compravendita. Quanto costa registrarlo?

Registrare il compromesso.

Il contratto preliminare di compravendita viene spesso stipulato dall’acquirente e il venditore in attesa di provvedere successivamente al contratto definitivo  di compravendita. Il preliminare o compromesso deve essere stipulato in forma scritta tra le parti, o come scrittura privata, autenticata o atto pubblico. Sono varie le motivazioni che portano a questo step intermedio nella transazione degli immobili, a volte il venditore deve aspettare che si liberi un altro immobile oppure vi sono motivazioni di tipo economico o amministrativo, o si attende un mutuo oppure altre ragioni contingenti.

Per registrare il contratto preliminare di compravendita occorre versare una imposta di registro di € 200. Tale costo è fisso e non dipende dal valore della compravendita.

Occorre poi versare una imposta di bollo di € 16 ogni 4 facciate del documento o comunque ogni 100 righe scritte. Si spendono invece € 155 se si tratta di un contratto stipulato come atto pubblico da un notaio o come scrittura privata autenticata.

Se le parti concordano un pagamento preliminare al momento del compromesso a titolo di acconto o di caparra confirmatoria occorre allora considerare tra i costi anche l’imposta di registro proporzionale che va calcolata in percentuale sull’importo che viene scambiato.

In particolare occorre versare lo 0,50% o il 3% a seconda che si tratti di una caparra oppure un vero e proprio acconto sul prezzo concordato per la compravendita dell’immobile.

Nei casi in cui la compravendita sia soggetta a IVA le somme versate come acconti andranno fatturate come soggette a IVA e l’imposta di registro sarà fissa e si verserà la somma di € 200. Per la caparra confirmatoria andrà invece versato lo 0,50 % e non si dovrà addebitare l’IVA.

Nel caso in cui non venga scritto sul contratto preliminare di compravendita se la somma che viene anticipata dall’acquirente sia una caparra o un acconto allora si dovrà versare un’ imposta pari a quella relativa agli acconti sul prezzo di vendita.

Occorre registrare il compromesso entro 20 giorni da quando viene firmato dalle parti oppure 30 giorni se provvede il notaio tramite apposito atto notarile.

Per ulteriori informazioni potete leggere anche:

Il compromesso ( o preliminare) nella compravendita degli immobili

 

Le detrazioni per ristrutturazione. Anno 2017, la normativa.

Gli incentivi per la ristrutturazione, detrazioni fiscali.

Negli ultimi anni il settore delle costruzioni e in generale quello dell’edilizia è stato colpito da una grave crisi economica causata da vari fattori. Le nuove costruzioni hanno subito una pesante battuta d’arresto e anche i lavori di ristrutturazione hanno subito un netto calo. Fortunatamente negli ultimi anni sono stati confermati gli incentivi statali per le ristrutturazioni in genere e gli interventi che migliorano l’efficienza energetica degli immobili.

In particolare sono state introdotte delle detrazioni fiscali per la ristrutturazione di unità immobiliari che necessitano di interventi di ripristino, migliorie, lavori edili ecc…

Ad oggi per gli interventi di ristrutturazione edilizia è prevista una detrazione così come disciplinata inizialmente dal Dpr 917/86 e successive modifiche e integrazioni.
Inizialmente la detrazione IRPEF per ristrutturazione spettava in misura del 36% delle spese sostenute per i lavori eseguti, fino a un massimo di € 48.000 per ogni unità immobiliare oggetto degli interventi. Il decreto legge 83/2012 aveva poi portato la percentuale da portare in detrazione al 50% con un massimo possibile di € 96.000.

I vari governi che si sono succeduti hanno poi prorogato di anno in anno tale incentivo fiscale nel tentativo di arginare la pesante crisi che ha investito il settore dell’edilizia e delle ristrutturazioni. Siamo quindi arrivati al 2017 (legge di bilancio 232/2016) con la quota percentuale di detrazione e il massimale già fissati dal decreto legge 83/2012.

Al momento non è ancora stato previsto un rinnovo di tale benefici (50% e € 96.000 di massimale) per cui se non vi saranno interventi da parte dell’attuale governo, si potrebbe tornare alle vecchie percentuali di detrazione.

Vedremo solo in seguito se gli incentivi saranno prorogati con le attuali percentali oppure se vi saranno variazioni per l’anno prossimo.

 

 

Statistiche compravendite immobiliari in Toscana (dati anno 2016)

L’ Agenzia delle Entrate ha recentemente pubblicato dei reports statistici con dati aggregati per Regione e altri parametri di interesse riguardanti l’andamento del mercato immobiliare. In particolare sono state analizzate le compravendite relative ad immobili residenziali. Le statistiche che sono state pubblicate nel 2017 sono relative ai dati acquisiti durante l’anno precedente (2016).

In linea di massima si assiste in Toscana ad un incremento del numero delle compravendite. Tale dato in aumento dal 2013 continua a mostrare un trend positivo con un delta di circa +20% rispetto all’anno prima.

I prezzi continuano invece a scendere. Infatti a livello regionale possiamo osservare come la derivata della curva sia sempre negativa, più o meno con stessi valori di decremento degli anni prima.

Quindi riassumendo possiamo osservare un aumento nel numero delle compravendite mentre i prezzi hanno avuto ancora un decremento (nel 2016).

E’ possibile ipotizzare quindi un cedimento nella tenuta del prezzo e nei tempi di vendita da parte di chi propone immobili sul mercato. Occorrerà comunque aspettare le nuove statistiche per il 2017 al fine di verificare la presenza o meno di un minimo nello storico delle quotazioni.

E’ possibile scaricare da immobilianorma.it una copia del documento riassuntivo relativo alla Regione Toscana prodotto da ADE.

Statistiche compravendite immobiliari anno 2016 in Toscana:

SR_2017_toscana_compravendite

Il compromesso ( o preliminare) nella compravendita degli immobili

Contratto preliminare di compravendita (compromesso)

Il cosidetto compromesso o contratto preliminare viene spesso firmato dalle parti (acquirente e venditore) in vista del contratto definitivo, sia per “bloccare” l’immobile sia per prendere un impegno reciproco affinchè la transazione vada a buon fine con soddisfazione per entrambe le parti. Il compromesso rappresenta un vero e proprio contratto preliminare che obbliga contrattualmente le parti a stipulare in seguito il contratto finale e definitivo.

Al fine di stipulare un buon contratto preliminare di compravendita è opportuno indicare esattamente, tra gli altri dati, l’ubicazione dell’immobile, fornire una accurata descrizione, riportare gli esatti estremi catastali, il prezzo convenuto e la data prevista per il contratto definitivo. Nel caso in cui le parti debbano provvedere ad adempiere pratiche o obblighi concordati insieme prima del rogito, è opportuno riportare anche tali adempimenti sul compromesso, al fine di evitare futuri contenziosi e discussioni al momento del rogito.

Per maggior sicurezza e al fine di evitare errori si consiglia di rivolgersi a un notaio anche per la fase preliminare. Infatti tramite il notaio sarà possibile redigere il contratto in maniera professionale e serio con la possibilità di trascrivere il preliminare nei registri immobiliari, a maggior tutela delle parti.

Avvenuta la trascrizione infatti il bene immobile in questione risulterà prenotato o bloccato dall’acquirente e il venditore non potrà più venderlo a terzi o apporvi ipoteche, altre servitù, ecc… ecc…

La registrazione del contratto preliminare è soggetta ad alcune imposte, che vengono di norma poi riassorbite nella fase di stipula del contratto definitivo.

Si consiglia vivamente di provvedere all’analisi tecnica dell’immobile prima della stipula del compromesso, incaricando un tecnico abilitato a compiere le dovute ricerche e ad evidenziare su una apposita relazione tecnica di compravendita le evidenze emerse dall’analisi.

Infatti troppo spesso si assiste a discussioni, cause e contenziosi dovuti al fatto che tra il preliminare / compromesso e la fase di rogito emergono eventuali difformità catastali e/o urbanistiche che generano abitualmente rivalse di tipo economico da parte dell’acquirente che si vedrà poi costretto a nuove ed impreviste spese per regolarizzare l’immobile.

Si consiglia inoltre di riportare sul compromesso, tra le altre cose, eventuali notizie riguardanti ad es. le dichiarazioni di conformità degli impianti e l’abitabilità, in modo da informare correttamente l’acquirente sulla esistenza o meno di tali documenti.

 

Dal 30 Giugno 2017 moduli unici per le pratiche edilizie

Pratiche standardizzate per l’edilizia

A seguito dell’accordo tra Stato e Regioni del 4 Maggio 2017, gli studi tecnici e i professionisti del settore tecnico potranno contare su un insieme di moduli standardizzati per la presentazione delle pratiche ai Comuni e/o altri enti. In passato infatti si è assistito ad un proliferare di moduli, pratiche, format e anche procedure assai variegate e variabili tra Comune e Comune. Ciò ha sempre causato molte difficoltà e rallentamenti ai tecnici nonchè di riflesso alle attività edilizie collegate.

In particolare tutti i moduli relativi alle pratiche CILA, SCIA e SCIA alternativa al permesso di costruire, CIL per opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e la Comunicazione di fine lavori sono stati modificati e resi compatibili  con le ultime modifiche al settore apportate dal: D.lgs 126/2016 e dal D.lgs 222/2016.

Grande novità anche la SCIA per segnalare la agibilità/abitabilità degli immobili, che sarà totalmente asseverata dal tecnico professionista (ingegnere, architetto, ecc…)

Attenzione dunque alla presentazione delle nuove pratiche edilizie, dai porssimi mesi occorrerà adeguarsi ai format standardizzati che i Comuni avranno l’obbligo di adottare e pubblicare sui loro siti istituzionali al fine di renderli fruibili agli utilizzatori.

Parametri edilizi ed urbanistici: il regolamento 64/R della regione Toscana

Negli anni passati si sono susseguite molte evoluzioni normative in materia di edilizia e di urbanistica. Anche a livello regionale abbiamo assistito al proliferare di regolamenti comunali molto specifici e spesso contenenti definizioni e procedure non standardizzate e spesso diverse da comune a comune. Ciò ha portato negli anni ad una situazione del tipo “a mosaico”, con definizioni e parametri edilizi non coerenti e spesso non ben specificati dagli strumenti urbanistici dei vari enti locali. La regione Toscana ha lavorato su questo problema promulgando un regolamento specifico (il regolamento 64/R) che contiene una serie di definizioni e specifiche relative ai parametri edilizi ed urbanistici da adottare in maniera uniforme su tutto il territorio regionale. Il regolamento è in vigore oramai dal 15/5/2015 e prevale nelle definizioni su tutta la “selva” di regolamenti e sub regolamenti dei vari comuni della regione con l’intenzione di fornire uno strumento unitario in ambito edilizio.

Strumento assai utile anche l’allegato A, dove sono riportate una serie di definizioni tecniche di riferimento per gli interventi urbanistico-edilizi.

Il regolamento può essere scaricato dal seguente link:

Regolamento 64/R della Regione Toscana

La dichiarazione di conformità (Di.Co) per gli impianti (D.M. 37/08)

Il D.M. 37/08, all’art 7 comma 1 stabilisce che la ditta che ha eseguito l’installazione degli impianti deve rilasciare una dichiarazione di conformità in cui si attesta che quanto realizzato è a regola d’arte e in particolare si attesta che:

  • E’ stato seguito il progetto (che deve essere sempre presente)
  • E’ stata seguita la normativa tecnica vigente
  • Sono stati installati componenti e materiali idonei e certificati
  • E’ stato controllato e verificato l’impianto ai fini della sicurezza e della funzionalità

La dichiarazione di conformità deve essere rilasciata su appositi moduli standard (allegati al D.M. 37/08) e deve essere completa degli allegati obbligatori. La mancanza degli allegati obbligatori rende di fatto incompleta la dichiarazione e quindi si consiglia di verificare sempre che l’installatore fornisca la documentazione al completo.

La Di.Co deve quindi essere corredata da:

  • Il progetto dell’impianto o lo schema (descrizione funzionale ed effettiva dell’opera da eseguire)
  • Relazione con i materiali utilizzati
  • Eventuale riferimento a Di.Co. precedenti o parziali già esistenti
  • Visura e/o certificato dal quale si evince il riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali della ditta installatrice

Il progetto dell’impianto deve essere realizzato prima di eseguire l’opera. Per alcuni tipi di impianti (piccole utenze elettriche, piccoli impianti gas, ecc…) può essere redatto dal responsabile tecnico della ditta, per installazioni più grandi occorre che il progetto dell’impianto venga redatto da un professionista o studio tecnico abilitato (ad es. ingegnere, perito ecc…). I casi e le tipologie di impianti in cui il progetto deve essere redatto da un professionista abilitato sono riportati nel decreto D.M. 37/08.

Nella sezione relativa al progetto degli impianti ai sensi del D.M. 37/08 riportiamo le tipologie di impianto previste e la relativa classificazione ai fini degli obblighi di progetto.

 

Gli impianti negli immobili: il D.M. 37/08

La sicurezza degli impianti a servizio degli edifici è materia di primaria importanza. Il progetto e la realizzazione degli impianti devono essere affidati a personale competente e al termine dei lavori la ditta installatrice è tenuta a rilasciare una apposita dichiarazione di conformità (DI.CO.)

La vecchia legge 46/90 è stata superata con l’entrata in vigore del D.M. 37/08 che ad oggi regola la materia inerente la sicurezza degli impianti.

In particolare il Decreto Ministeriale n. 37 del 22/01/2008, “Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici.”, emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana n. 61 del 12/03/2008 ed è entrato in vigore il 27/03/2008.

I punti principali su cui si basa tale decreto sono: la progettazione degli impianti, la realizzazione degli stessi da parte di sole imprese abilitate con dei requisiti tecnici ben precisi, la documentazione a corredo degli impianti realizzati, quali DI.CO, DI.RI, le sanzioni per chi non rispetta le specifiche richieste dal D.M. 37/08.

Nelle varie sezioni del sito inerenti la sicurezza degli impianti negli edifici troverete molte informazioni sui vari aspetti del decreto e sulle implicazioni al fine di una corretta gestione degli immobili.

Inoltre potete consultare il D.M. 37/08 seguendo il seguente collegamento nella sezione leggi e norme del sito.

Decreto ministeriale 37/08

Le categorie catastali

I beni immobili sono classificati al catasto secondo alcune macro-categorie: Immobili ordinari, gli immobili a destinazione speciale, immobili a destinazione particolare e categorie fittizie. Ad ogni categoria è associato un codice alfanumerico.

Di seguito riportiamo la lista delle categorie e i relativi codici:

Immobili a destinazione ordinaria

GRUPPO A

A/1 – Abitazioni di tipo signorile A/2 – Abitazioni di tipo civile A/3 – Abitazioni di tipo economico A/4 – Abitazioni di tipo popolare A/5 – Abitazioni di tipo ultrapopolare A/6 – Abitazioni di tipo rurale A/7 – Abitazioni in villini A/8 – Abitazioni in ville A/9 – Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici e storici A/10 – Uffici e studi privati A/11 – Abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi

GRUPPO B

B/1 – Collegi e convitti; educandati, ricoveri, orfanotrofi, ospizi, conventi, seminari e caserme B/2 – Case di cure ed ospedali (quando per le loro caratteristiche risultano comparabili con le unità tipo di riferimento) B/3 – Prigioni e riformatori B/4 – Uffici pubblici B/5 – Scuole, laboratori scientifici B/6 – Biblioteche, pinacoteche, musei, gallerie, accademie, che non hanno sede in edifici della categoria A/9 B/7 – Cappelle ed oratori non destinati all’esercizio pubblico dei culti B/8 – Magazzini sotterranei per deposito derrate

GRUPPO C

C/1 – Negozi e botteghe C/2 – Magazzini e locali di deposito C/3 – Laboratori per arti e mestieri C/4 – Fabbricati e locali per esercizi sportivi C/5 – Stabilimenti balneari e di acque curative C/6 – Stalle, scuderie, rimesse e autorimesse C/7 – Tettoie chiuse o aperte

Immobili a destinazione speciale

GRUPPO D

D/1 – Opifici D/2 – Alberghi e pensioni D/3 – Teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli e simili D/4 – Case di cura ed ospedali (quando per le loro caratteristiche non sono comparabili con le unità tipo di riferimento) D/5 – Istituti di credito, cambio ed assicurazione (quando per le loro caratteristiche non sono comparabili con le unità tipo di riferimento) D/6 – Fabbricati e locali per esercizi sportivi (quando per le loro caratteristiche non sono comparabili con le unità tipo di riferimento) D/7 – Fabbricati costruiti o adattati per speciali esigenze di una attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni D/8 – Fabbricati costruiti o adattati per speciali esigenze di una attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni D/9 – Edifici galleggianti o sospesi, assicurati a punti fissi al suolo: ponti privati soggetti a pedaggio D/10 – Fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole

Immobili a destinazione particolare

GRUPPO E

E/1 – Stazioni per servizi di trasporto terrestri, marittimi ed aerei E/2 – Ponti comunali e provinciali soggetti a pedaggio E/3 – Costruzioni e fabbricati per speciali esigenze pubbliche E/4 – Recinti chiusi per speciali esigenze pubbliche E/5 – Fabbricati costituenti fortificazioni e loro dipendenze E/6 – Fari, semafori, torri per rendere l’uso pubblico l’orologio comunale E/7 – Fabbricati destinati all’uso pubblico dei culti E/8 – Fabbricati e costruzioni nei cimiteri, esclusi i colombari, i sepolcri, e le tombe di famiglia E/9 – Edifici a destinazione particolare non compresi nelle categorie precedenti del gruppo E

Categorie fittizie

GRUPPO F

F/1 – Area urbana F/2 – Unità collabente F/3 – Unità in corso di costruzione F/4 – Unità in corso di definizione F/5 – Lastrico solare F/6 – Fabbricato in attesa di dichiarazione

Relazione compravendita: protocollo d’intesa tra ingegneri e notai

protocollo CNI-CNN
protocollo CNI-CNN

Un investimento immobiliare rappresenta sempre un importante passo sia per i privati sia per aziende, società, enti. Accanto alla valutazione economica occorre però affiancare una attenta e precisa analisi tecnica.

Infatti il nostro patrimonio edilizio è stato interessato negli anni da una lunga serie di interventi normativi che hanno modificato il quadro legislativo e tecnico e spesso l’investitore si trova davanti a immobili che per vario motivi possono presentare delle difformità o non essere a posto da un punto di vista catastale oppure edilizio-urbanistico.

E’ sempre altamente consigliato rivolgersi a un professionista o studio tecnico in grado di svolgere una analisi preliminare del bene al fine di accompagnare le parti e supportare il notaio fino al rogito.

Il CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri) e il CNN (Consiglio Nazionale del Notariato) hanno dunque siglato un protocollo d’intesa al fine di favorire l’utilizzo di una perizia tecnica (o relazione tecnica per compravendita), redatta da un ingegnere libero professionista, nella quale risulti l’esatta descrizione degli immobili, la conformità catastale allo stato di fatto e l’esame edilizio e urbanistico degli stessi, a supporto dell’attività del notaio.

Inoltre è stato indicato un contenuto minimo per la relazione tecnica di compravendita al fine di fornire uno strumento valido alle parti che si avviano alla negoziazione.

Si consiglia di incaricare il tecnico per tempo, se possibile prima del compromesso o preliminare, al fine di evitare disguidi, ritardi o cause civili dovute ad eventuali problemi tecnici in relazione all’immobile di interesse.

 

La conformità catastale nelle compravendite immobiliari

Catasto

Una compravendita immobiliare è sempre un momento molto importante e sentito sia dal venditore che dall’acquirente. Qualunque sia l’entità dell’investimento immobiliare da affrontare, l’acquirente dovrà analizzare con attenzione le caratteristiche tecniche del bene e valutare con attenzione la conformità urbanistica e catastale per non trovarsi poi in futuro con situazioni da sanare e/o da regolarizzare con spese, preoccupazioni, difficoltà.

E’ sempre consigliabile rivolgersi a un professionista del settore o studio tecnico in grado di valutare correttamente se l’immobile è a norma oppure se vi è necessità di intervenire per sanare situazioni non regolari.

In particolare, l’art. 19 comma 14 del D.L. 31 maggio 2010 n. 78, convertito in legge con legge 30 luglio 2010 n. 1221 riporta le seguenti specifiche:

“All’articolo 29 della legge 27 febbraio 1985, n. 52, e’ aggiunto il seguente comma:
1-bis. Gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto
il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali
su fabbricati già esistenti, ad esclusione dei diritti reali di garanzia, devono contenere, per le unita’ immobiliari urbane, a pena di nullità, oltre all’identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie, sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale. La predetta dichiarazione può essere sostituita da un’attestazione di conformità rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale.”

Risulta quindi necessario che un tecnico professionista analizzi con attenzione prima dell’atto, o meglio ancor prima del compromesso, la documentazione catastale esistente e l’immobile nel suo stato attuale al fine di documentare la reale conformità catastale del bene. Il venditore potrà così dichiarare la conformità catastale sulla base delle analisi svolte dal tecnico incaricato oppure potrà far redigere una attestazione di conformità da allegare all’atto al momento del rogito.

Nella nostra sezione normativa e leggi è possibile consultare il testo della Legge n. 52 del 27 febbraio 1985.

 

Relazione tecnica ex Legge 10/91

legge 10/91

La pratica denominata Legge 10/91 fu introdotta nel 1991 al fine di normare il rendimento energetico degli edifici e di razionalizzare l’utilizzo dell’energia. In Italia si sono poi susseguite una lunga serie di leggi, norme e decreti che hanno formato un quadro legislativo assai complesso nell’ambito del risparmio energetico.

Dal 1991 al 2005 la materia è stata regolamentata dalla Legge 10/91 e relativi decreti attuativi. In seguito dal 2005 al 2007 occorreva far riferimento al D. Lgs. 192/2005 che fissava una serie di norme e specifiche al fine di ridurre i consumi energetici degli edifici.  Dal 2007 al 2009 è entrato in vigore anche il D. Lgs. 311/2006 che ha affiancato il 192/05. Dal 2009 al 2011 inoltre si sono aggiunti anche il DPR 59/09 e il D. Lgs. 28/11 che hanno introdotto anche una serie di specifiche per l’utilizzo delle fonti rinnovabili.

Ad oggi le principali leggi e norme a cui far riferimento sono contenute quindi in un pacchetto normativo assai complesso che possiamo riassumere qui di seguito:

  • D. Lgs. 192/05
  • D. Lgs. 311/06
  • D. Lgs. 28/11
  • D.L. 63/13
  • Legge 90/13
  • D.M. 26/6/2015

Nel susseguirsi dei vari passaggi si è quindi perduto il DPR 59/09 che sembra essere stato abrogato con l’uscita del D.M. 26/6/2015.

I vari decreti e leggi sopra elencati delineano tutta una serie di adempimenti tecnici e burocratici che riguardano la progettazione e la conduzione degli edifici da un punto di vista energetico. Nelle pagine di questo sito troverete alcuni aspetti ( ad es. la certificazione energetica degli edifici, i requisiti minimi di progetto, le caratteristiche delle relazione tecnica ex Legge 10/91).